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Perche' "FATTI E DISFATTI" ? avete mai visto i bambini alle prese con un giocattolo ? Il loro divertimento piu' grande e' smontarlo , guardare cosa c'è dentro . Cerchiamo di fare questo, di smontare cio' che ci viene proposto dalla societa', dalla politica, dalla informazione e andiamo a ricercare la verita' a capire i nessi e le cause e se qualche volta sbagliamo, non sbagliamo a cercare sempre al di la' dei conformismi ufficiali, delle propagande e degli slogan

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23 settembre 2010

La rivoluzione proibita

 


 

La parola rivoluzione : il tabu dei tabu che risveglia incubi e fantasmi nei poteri al punto di bandirla dal vocabolario, al punto di mettere in moto meccanismi di difesa piu' alti di quelli che si allertano contro la mafia o qualsiasi altro crimine .

Perche' questa parola fa cosi paura ai poteri e alle caste mentre  rappresenta invece una speranza per gli oppressi, i ceti deboli e diseredati , per coloro che pensano e avvertono quando un sistema decade irreversibilmente nell'autoritarismo autoreferenziale e invasivo come una metastasi ? chiediamocelo .

Forse perche’ la rivoluzione e’ sinonimo di violenza  , non la violenza individuale o di gruppi organizzati , ma  la violenza collettiva, estesa, di intere classi sociali o di masse di cittadini che fa piu’ paura ai governanti e a tutti coloro che in qualche modo hanno il potere di manipolare altri uomini in virtu’ della loro posizione .

La storia ci insegna che in ogni epoca le minoranze oppresse divenute in qualche caso maggioranza hanno reagito con forme di violenza collettiva la’ dove qualsiasi altra forma di resistenza era risultata inutile . Spesso queste rivolte si sono tradotte in un bagno di sangue per coloro che avevano osato ribellarsi , in altri casi e’ avvenuto l’opposto , ma questi ultimi e non i primi hanno segnato una  autentica svolta nelle dinamiche della storia e delle istituzioni . In Europa, da Roma, al medioevo , al 700 e fino al 900 le rivolte e le rivoluzioni venute sempre dal basso prima e dai ceti medi poi,  hanno progressivamente determinato un graduale allargamento dei diritti civili e viene spontaneo domandarsi se in assenza di tali eventi, pur cruenti e tragici, saremmo oggi, ma dovrei dire fino a ieri,  al punto di consapevolezza civile che contraddistingue o dovrebbe contraddistinguere  i paese occidentali .

Oggi esistono le condizioni perche’ sia ancora di attualita’ il termine rivoluzione ?  Per la maggioranza di noi sembrerebbe di no , ma vi sono segnali che indicano un istaurarsi di situazioni che potrebbero farci cambiare idea . Innanzi tutto la messa al bando della stessa parola “rivoluzione” che indica quanti malcelati timori evochi in chi ne esorcizza il significato : forse cattiva coscienza ? E poi l’involuzione delle democrazie del dopoguerra che , in particolare nel nostro paese , hanno sempre piu’ blindato i partiti in direzione di una difesa dei privilegi delle classi abbienti emarginando di fatto la parte della societa’ che aspirava al riscatto sociale e mettendola in condizione di non avere ne reali prospettive ne rappresentanza degna di assurgere a governo.  A cio’ si aggiunge il degrado della politica e della societa’ che nella illegalita’ e nella corruzione trova sempre piu’ la sua linfa vitale tanto da declinarsi come decadente e marcescente . La deriva della stessa societa’ postindustriale che ha tradito le speranze di tanti lavoratori e li costringe al muro della privazione dei diritti e della concorrenza al ribasso con i paesi meno civili ed evoluti.

Di fronte a questo gli orizzonti  si riducono e le prospettive di una soluzione democratica e civile si annebbiano dando luogo ancora una volta alla concreta speranza  del  rimedio estremo contro i mali estremi . Forse cio’ non e’ piu’ giusto di quanto lo possa essere un terremoto o un’alluvione , ma certamente come avviene per gli eventi naturali e anche i cicli storici in qualche modo lo sono, e’ in certi casi l’unico modo per ricostruire da zero  e liberare energie  nuove capaci di elaborare la speranza per un futuro piu’ giusto ed equanime .  


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permalink | inviato da diego49 il 23/9/2010 alle 16:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



23 giugno 2010

La societa' decadente

La societa’ decadente .

 

La mia generazione , quella nata dopo la seconda guerra mondiale, guardava al futuro : ecco, il segreto di quella vitalita’, di quell’ottimismo che ci consentiva di superare disagi e manchevolezze dell’Italia post bellica , disagi e mancanze a ben vedere perfino piu’ pesanti  di quelle che oggi sono sotto i nostri occhi, e’ tutta in quella parola che si chiama “ la speranza possibile “ .

Oggi i giovani  si sentono traditi , traditi da quella generazione che non ha saputo trasmettere loro le condizioni di una “ speranza possibile “ .

Eppure una larga parte di noi quel tradimento lo aveva avvertito gia’ nel 68 . Quando i giovani del tempo decisero di scendere nelle piazze per chiedere nuovi diritti e liberta’  fino a quel momento negate , era perche’ credevano nella speranza del possibile e dell’impossibile , ma avvertivano che una parte importante della societa’ del tempo   voleva invece la conservazione e aspirava a nostalgie di un passato che noi volevamo fosse superato per sempre .

 Inutile fare qui il riepilogo della storia , ma oggi sappiamo che non e’ stata quella nostra generazione a sbagliare e constatiamo invece che quella parte della societa’ che gia’ a suo tempo voleva la conservazione e il ritorno al passato e’ l’attuale protagonista vincente del nostro tempo .

 Oggi sono vincenti coloro che volevano ieri  come  oggi  un ritorno ad un regime autoritario e repressivo , o avevano nostalgia perfino per un passato monarchico , coloro che ieri come oggi subivano obtorto collo quella costituzione che noi credevamo e crediamo dovesse avere piena e totale attuazione.

 Per decenni abbiamo vissuto i tentativi andati a vuoto , ma oggi vincenti di destabilizzare le istituzioni , di alterare la costituzione , di assumere il potere per il potere .

Le stragi , i depistaggi, i tentativi di golpe, le “maggioranze silenziose” , le loggie massoniche deviate , hanno combattuto una battaglia costante contro le forze vive e giovani del tempo ,come lo sono quelle attuali che ci guardano con commiserevole sufficienza , quelle generazioni che si riconoscevano nei movimenti studenteschi , operai, intellettuali, che allora come oggi volevano vedere attuati fino in fondo i diritti costituzionali e sognavano una societa’ capace di andare ancora oltre a quei diritti gia’ sanciti, ma quasi sempre disattesi nella pratica quotidiana . Non e’ la mia generazione ad aver sbagliato , non quella che si batteva per i diritti , oggi e’ il tempo dei traditori di quella generazione  .

La civilta’ e’ civilta’ se rappresenta un progresso sociale e non soltanto tecnologico e il cammino della civilta’ non e’ mai una linea retta , conosce discese a volte ripide e salite lente e faticose , ma alla fine ogni uomo sano di mente e di spirito aspira ad una ascesa . Se viene meno questa aspirazione muore la speranza  ed e’ cio’ che noi temiamo di scorgere in questo terzo millennio .

 



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